GianCarlo Montebello è nato a Milano, dove ha frequentato la Scuola d’Arte del Castello e dove vive e lavora. Nel 1958 ha i primi approcci con l’arredamento. All’età di ventitré anni, nel 1964, conosce Dino Gavina e Maria Simoncini, con cui inizia una preziosa collaborazione professionale che durerà tre anni. Nel loro spazio espositivo di Milano, dove Montebello impara a porsi in ascolto degli oggetti e ad accostarli l’uno all’altro con sensibilità, avverranno alcuni incontri-chiave (tra questi, in particolare, la conoscenza degli architetti Carlo Scarpa, Achille e Pier Giacomo Castiglioni) che ispireranno Montebello a trasferire la sua esperienza in altro ambito. Nel 1967 avvia un laboratorio di metallurgia preziosa al servizio degli artisti.
Successivamente, con la sigla GEM, inizia l’attività di editore di gioielli d’artista: César, Sonia Delaunay, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Hans Richter, Larry Rivers, Niki de Saint Phalle, Jesús Soto e Alex Katz sono alcuni dei numerosi personaggi (più di cinquanta) con cui Montebello ha lavorato dal 1967 al 1978. Con questo materiale organizza mostre in Europa e nelle Americhe, in gallerie private e musei. Nel 1968 conosce Ugo Mulas, che generosamente si offre di fotografare i gioielli GEM. Questo incontro assume un senso fondamentale per Montebello che, assistendo al lungo lavoro di posa dei monili nello studio di Ugo, riesce a maturare anche una distanza dall’oggetto, la distanza indispensabile per poterlo finalmente vedere in tutta la sua relatività. Nella primavera del 1970 Parigi è teatro di un altro incontro importante: conosce Man Ray che per molti anni sarà la sua guida (con cui lavorerà fino a qualche mese prima della morte del Maestro). Montebello riassume la lezione di Man Ray in una frase: “il m’apprend la simplicité des choses”. Nel periodo tra il 1972 e il 1976 Montebello compie diversi viaggi negli Stati Uniti, in particolare a New York, intrattenendo relazioni di lavoro con artisti, galleristi e collezionisti. Nel 1978, subisce il furto di tutto il lavoro svolto con gli artisti fino ad allora, ma accoglie l’evento come un’occasione per sospendere l’attività di editore e presentare invece i propri gioielli.
“Portrait de GianCarlo Montebello dans le studio de Man Ray a Paris février 1973”, polaroid di Man Ray
bracciale Lucio Fontana 1967 in argento, 200 esemplari. Edizioni GEM MONTEBELLO
ph. Ugo Mulas
Il suo studio-laboratorio, in via Lamarmora 15, a Milano, diventa luogo di diverse mise en scène. Il primo ornamento da lui concepito (progettato e realizzato) è il Punto Colore, che ha come caratteristica principale la “mobilità”, vive completamente nella scelta di chi lo “indossa”, prefigurando una delle inclinazioni più autentiche di tutta la “produzione” a venire. Nel 1983 nasce una relazione professionale, che continua tuttora, con la gioielleria Enrico Trizio di Bari. È di questo periodo la messa a fuoco di una modalità progettuale che si basa innanzitutto sul concetto di variabilità nella fase realizzativa.
Nel 1984 Montebello chiude il laboratorio in via Lamarmora e si dedica esclusivamente alla progettazione di gioielli e di quanto altro di volta in volta lo interessa, collaborando con aziende orafe nazionali ed estere. Tra le sue “divagazioni” figurano: un servizio di posate disegnate nel 1985 per una compagnia giapponese; alcuni ornamenti-souvenir (fermagli) in vetro e raggi d’oro realizzati nel 1986 in occasione della sua partecipazione alla manifestazione “Zeffiro: le possibilità dell’arte muranese” sostenuta dai grandi magazzini Coin di Venezia; le lampade in vetro soffiato disegnate nel 1992 per la ditta Auras di Mestre; e alcuni pezzi d’argenteria per la tavola realizzati per Sawaia & Moroni.
Partecipa nel frattempo alla costituzione del Dipartimento di Oreficeria all’Istituto Europeo del Design di Milano, dove insegna per due anni (1984-1986) Disegno e Tecnica delle Costruzioni.
Nel 1987 si dedica prevalentemente alla realizzazione di gioielli per committenze private e collabora con la Société des Amis du Musée National d’Art Moderne Centre d’Art et Culture Georges Pompidou, curando la realizzazione di gioielli di Niki de Saint Phalle e di oggetti di James Brown. Nel 1988 espone il proprio lavoro da Lorenz a Milano. Negli anni 1993-1994 dedica parte del suo tempo allo studio e alla ricerca di alcuni oggetti d’uso in diverse tradizioni culturali, riservando un’attenzione particolare a quelli realizzati in terracotta, materiale che più di altri consente agli uomini di riconoscersi in un atto primario. Alla metà degli anni novanta completa il ciclo, iniziato nel 1983, degli Ornamenti per Bradamante che, realizzati in maglia d’acciaio inox e vari materiali preziosi, esplicitano chiaramente l’idea del “gioiello da indossare” come un abito, combinabile e variabile. Nel frattempo è invitato con il lavoro della GEM MONTEBELLO alle esposizioni “The Italian Metamorphosis”, curata da Germano Celant per il Guggenheim Museum di New York (1993-1994) e a “New Times, New Thinking: Jewellery in Europe and America”; curata da Ralph Turner, tenutasi alla galleria Craft Council di Londra (1995-1996). Nel libro, a cura di Luisa Somaini e Claudio Cerritelli, Cinquant’anni di gioielli d’artista italiani, edito da Electa nel 1996, sono presentati diversi gioielli della GEM e di GianCarlo Montebello. Dal 2008 al 2013 i gioielli della GEM sono esposti in diverse mostre collettive internazionali tra cui l'itinerante “From Picasso to Koons” (Francia, Germania, Stati Uniti, Grecia, Spagna e Corea del Sud). Con la sua ricerca, che attualmente si sviluppa soprattutto attraverso lo studio delle caratteristiche dei diversi materiali e della loro compatibilità con alcune forme piuttosto che con altre, prosegue la ricca “storia per figure” della sua ars combinatoria il cui elemento centrale è e resta la relazione con il corpo.