GianCarlo Montebello è nato a Milano, dove ha frequentato la Scuola d’Arte del Castello, vive e lavora. Nel 1958 ha i primi approcci con l’arredamento. Conosce gli architetti Carlo Scarpa, Achille e Pier-Giacomo Castiglioni che lo ispireranno a trasferire la sua esperienza in altro ambito. Nel 1967 avvia quindi con Teresa Pomodoro un laboratorio di metallurgia preziosa al servizio degli artisti. Successivamente, con la sigla GEM, inizia l’attività di editore di gioielli d’artista: Cesar, Sonia Delaunay, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Hans Richter, Larry Rivers, Niki de Saint Phalle, Jesus Soto e Alex Kattz sono alcuni dei numerosi personaggi (più di cinquanta) con cui Montebello ha lavorato dal 1967 al 1978. Con questo materiale organizza mostre in Europa e nelle Americhe, in gallerie private e musei. Nella primavera del 1970 Parigi è teatro di un altro incontro importante: conosce Man Ray che sarà la sua guida per molti anni (con lui lavorerà fino a qualche mese prima della morte del Maestro). Montebello riassume la lezione di Man Ray in una frase: «il m’apprend la simplicité des choses».
Ieri polaroid Man Ray 1973
Nella primavera del 1970 Parigi è teatro di un altro incontro importante: conosce Man Ray che sarà la sua guida per molti anni (con lui lavorerà fino a qualche mese prima della morte del Maestro). Montebello riassume la lezione di Man Ray in una frase: «il m’apprend la simplicité des choses».
Nella primavera del 1970 Parigi è teatro di un altro incontro importante: conosce Man Ray che sarà la sua guida per molti anni (con lui lavorerà fino a qualche mese prima della morte del Maestro). Montebello riassume la lezione di Man Ray in una frase: «il m’apprend la simplicité des choses».
Nel periodo tra il 1972 e il 1976 Montebello compie diversi viaggi negli Stati Uniti,in particolare a New York, intrattenendo relazioni di lavoro con artisti, galleristi e collezionisti.
Nel 1978, sospende temporaneamente l’attività di editore per presentare invece i propri gioielli
Oggi Ph Angelo Coletto
Il suo studio-laboratorio, in via Lamarmora 15 (a Milano) diventa luogo di diverse mises en scène. Il primo ornamento da lui concepito (progettato e realizzato) è il Punto Colore, che ha come caratteristica principale la “mobilità”, vive completamente d/nella scelta di chi lo “indossa”, prefigurando una delle inclinazioni più autentiche di tutta la “produzione” a venire.

Partecipa nel frattempo alla costituzione del Dipartimento di Oreficeria all’Istituto Europeo del Design di Milano, dove insegna per due anni (1984-1986) Disegno e Tecnica delle Costruzioni. Alla
metà degli anni Novanta completa il ciclo, iniziato nel 1983, degli Ornamenti per Bradamante che, realizzati in maglia d’acciaio inox e vari materiali preziosi, esplicitano chiaramente l’idea del “gioiello da indossare” come un abito, combinabile e variabile.
Nel frattempo è invitato con il lavoro della GEM MONTEBELLO alle esposizioni The Italian Metamorphosis, curata da Germano Celant per il Guggenheim Museum di New York (1993-1994) e a New Times, New Thinking: Jewellery in Europe and America, curata da Rulph Turner, tenutasi alla Craft Council Gallery di Londra (1995-1996).
Nel libro, a cura di Luisa Somaini e Claudio Cerritelli, Cinquant’anni di gioielli d’artista italiani, edito da Electa nel 1996 sono presentati diversi gioielli della GEM e di GianCarlo Montebello.

Con la sua ricerca, che attualmente si sviluppa soprattutto attraverso lo studio delle caratteristiche dei diversi materiali e della loro compatibilità con alcune forme piuttosto che con altre, prosegue la ricca “storia per figure” della sua ars combinatoria di cui l’elemento centrale è e resta la relazione col corpo.
Domani BodhGaya ph. Fabrizio Melocchi
Estratto della biografia raccontata da
Elisabetta Longari